Glossario
 
world artist
Lucio Diodati

Via Bruno Buozzi, 96
Popoli (Italia)

tel. 085.9879077
email: lucio.diodati@tiscalinet.it
web: www.luciodiodati.com
  Opere
 


Amiche
acrilic on  canvas,  40x50 cm, 1985

 


Le amiche
acrilic on  canvas,  60x80 cm, 1986

 


La signora
acrilic on  canvas,  40x70 cm, 1986

 


ritmo
acrilic on  canvas,  80x60 cm, 1988

 


giallo rosso eazzurro
acrilic on  canvas,  70x50 cm, 1996

 


il colletto di zebra
oil on  canvas,  50x60 cm, 1998

 


Il vestito rosso
oil on  canvas,  40x50 cm, 1999

 


Il gioco del cerchio
oil on  canvas,  60x50 cm, 2000

 


La ragazza con la treccia
oil on  canvas,  80x60 cm, 2001

 


La porta sul mare
oil on  canvas,  120x100 cm, 2002

 


Il divano a fiori
oil on  canvas,  100x120 cm, 2003

 


Sono cose che capitano
oil on  canvas,  160x120 cm, 2004

 


Oggi ho imparato a volare
oil on  canvas,  100x80 cm, 2005

 


Tu cosa fai stasera
oil on  canvas,  120x100 cm, 2006

 

 

Biography:

1955
Lucio Diodati nasce a Popoli il 24 ottobre
1969
esegue il suo primo lavoro su tela
1970
segue studi scientifici prima e
i corsi di scenografia all'Accademia di Belle Arti de L'Aquila poi
1979
acquista un torchio calcografico
1980
espone durante il festival dei Due Mondi a Spoleto
1981
scopre la pittura acrilica
1985

è di quest'anno il lavoro "amiche"
1990
Santoro scrive di lui...E' la stagione delle fanciulle, giovani donne
Dagli occhi sognanti. Il taglio degli occhi, i dettagli del collo, le bocche flessuose rimandano al Botticelli e a Piero della Francesca,
più che ad un fin troppo ovvio Modigliani.
1997
scopre il computer
1998
dopo aver lavorato senza confrontarsi con altre esperienze, decide
di mostrare sui lavori ad un più vasto pubblico (Arte di aprile)
1999
conosce Gennaro Fiume, espone nella sua galleria di via Brunetti a Roma
2000
personale a L'Aquila
2001
espone suoi lavori a Parma e Reggio Emilia (Immagina)
scrive Mauro Nuzzo... le opere di Diodati hanno la caratteristica di apparire sempre in luoghi insoliti, i suoi personaggi sembrano vivere in
una storia già stata, ma non scritta, percorrono luoghi nuovi per l'arte
a Parma, ci fanno compagnia...
2002
partecipa a L'Havana a un'incontro culturale Italia - Cuba
espone a Salerno
scrive di lui Olga Chieffi...Il Diodati-Arlecchino, ci ricorda vagamente il Cherubino mozartiano, aggirantesi tra innumerevoli donne diverse, in paesaggi solari, scherzosi e vacanzieri ,trasformandosi, a volte anche in carabiniere, per meglio sorvegliare le sue donne ora sensuali, ora feline, ora malinconiche, ora altezzose.
espone a Potenza scrive Franco Corrado...Al di là degli intendimenti di Diodati più o meno decifrabili, a noi piace considerare la sua pittura come momenti diretti. A sottolineare, con un pizzico di ironia, forse anche con atteggiamenti allusivi o dissacratori al limite dello sberleffò, l'idelebile simbioticità dei rapporto uomo - donna e la necessità di custodirne i valori più autentici.
nota Paolo Levi...Lucio Diodati cerca uno stretto rapporto fra tecnica e contenuto, crea in ogni composizione un'atmosfera evanescente che con la sua manualità pittorica rende originale e riconoscibile.
Il suo procedere va collocato nell'ambito di una narrazione pittorica,
ben lontana dalla satira, dove la cronaca è squisitamente allusiva ,
o semplicemente testimone di avvenimenti umani innocenti.
inizia a giocare con l'argilla per dare corpo alle sue donne...
2003
personale a Parma
International Artexpo New York
espone a Casarano (Lecce)
sulle strade di L'Avana (Cuba) racconta in " impressioni dal vero" isorrisi e i colori delle donne cubane, dipinge una tela lunga venti metri.
Art-Philadelphia
"Dalla donna di Fellini alle donne di Diodati " Hotel La Gradisca Rimini
ha scritto Chiara Canali ...figure che evocano la stessa atmosfera felliniana di languidi sospiri che suscitava il passaggio di una famosa protagonista del fascino femminile: la Gradisca.
Premio Internazionale "Provincia di Castelli" Caltanisetta
collettiva “SALA BARNA” Grupo Batik Art Barcellona
il sogno felliniano a Bologna nella pittura di Lucio Diodati Bologna
Anna Spadafora scrive…cinema, pittura e teatro si intrecciano nell'arte di Lucio Diodati, scanzonato e irriverente interprete di un'ironia non morale, che s'insinua leggera tra bronci e sorrisi, gentilezze e malizie di personaggi d'altri tempi eppure più che mai attuali.
Greenville – Nort Caroline – USA
"CONTEMPORANEA" FORLI'
2004
" Dalla donna di Fellini alle donne di Diodati " Canalgrande Hotel MODENA
International Artexpo New York
Mostra mercato “ Vicenza ARTE “
Mostra mercato “ VITARTE Viterbo “
Stavern (Norvegia) mostra di opere grafiche
Sandefiord (Norvegia) lavori ad olio
Mostra mercato Montichiari
Arte Padova
Vineart Bolzano
expoArte Bari
2005
personale a Roma “I colori di Arlecchino”
Mostra mercato “ Genova 2005 “
Mostra mercato “ Vitarte “ a Viterbo
Mostra mercato “Parma 2005”
expoArte Bari
“5 at the Glass Bridge” a Dubai
2006
Affordable art fair Londra
personale a Potenza
Art & Fashion '06 - BurJuman - Dubai

Curriculum vitae:

LUCIO DIODATI

I paesaggi umani di Lucio Diodati rivelano radici profonde nelle correnti artistiche che si sono succedute nella prima metà dello scorso secolo. Non è comunque facile precisare la collocazione di questo artista, che pure è pervenuto a una personale sintesi di quelle lezioni. Il suo modo di narrare e trasfigurare la figura umana, parla il linguaggio di riferimento del tardo espressionismo, quantomeno dove egli si esprime con accenni di ironia critica, e forse persino di divertimento, nella trasmutazione delle figure rappresentate. La sua visione è fortemente soggettiva e penetra all’interno dei visi, oltre gli sguardi, a scrutare una realtà di cui sembra prendersi gioco. Superando il realismo sociale, che nel ventennio dagli anni Cinquanta ai Settanta faceva il contropelo al perbenismo della borghesia, egli immette i suoi personaggi in una scenografia neutrale. Le sue figure sembrano condividere un rituale collettivo, ma fra di loro non dialogano, non si guardano mai in faccia, tutt’al più mettono in mostra, una di fianco all’altra, la loro personale mascheratura che rivela un’appartenenza sociale, se non l’essenza nascosta di una psicologia che si limita a prendere atto dell’esistere, senza turbamenti. O forse queste figure sono solo attente a dare di sé un’immagine liscia e composta di sicurezza. Del tutto personalissimo è questo modo di esporre, in primi piani e senza sfondo, la vita di creature non parlanti, e probabilmente anche un poco limitate nel sentire. Sono borghesi asettici dal lungo collo teso in atteggiamento di ascolto curioso, garbati carabinieri un poco guardinghi, cappellini bizzarri che la dicono lunga sulle riflessioni delle signore che li indossano, giovani scollature un poco azzardate di una femminilità esibita con una garbata innocenza. La qualità della pittura gioca su tagli volutamente atonali, ma ad un esame più approfondito si possono cogliere i toni, i controtoni, le ombre di contrasto e la vivacità del taglio coloristico che caratterizza la struttura sostanzialmente scenografica dell’insieme, sempre illuminato da una luce diretta e solare. Lucio Diodati tende a occupare lo spazio della tela con la pienezza delle volumetrie cromatiche, che delineano sinteticamente i corpi in tasselli geometrici di taglio quasi cubista. Alle spalle dei suoi personaggi lo spazio è vuoto, salvo alludere a una linea di orizzonte marino, o a quinte di colore modulate in stesure astratte. Questi fondi non decodificabili sono funzionali all’accentuazione dell’espressività stuporosa delle figure umane, che sembrano attendere, non solo con gli occhi ma anche con tutto il busto – le gambe non appaiono mai, come in un’inquadratura fotografica a distanza ravvicinata – un suggerimento da qualche misterioso interlocutore. In questi lavori si avverte la necessità di un’affermazione sulla pittura come gusto teatrale dell’immagine, dove una calda ironia tempera, persino con dolcezza, il gioco delle apparenze sospeso sul filo della problematica sociale. C’è anche un certo gusto realista del particolare, sia nell’accentuazione delle anatomie, che nell’accurata ricostruzione degli abbigliamenti e degli accessori. La riconoscibilità della situazione evita tuttavia le implicazioni narrative, e l’insieme di questi teatrini lascia volutamente in sospeso le possibili domande sulle intenzioni del loro autore. Diodati non pare affatto disposto a enunciare qualche fumoso intendimento etico dietro le trame di queste sue scene di vita, avendo evidentemente scelto di porgere solo l’evidenza delle sue capacità descrittive. Ne prendiamo atto con apprezzamento.

Vittorio Sgarbi

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 29 Novembre 2006
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