Glossario
 
world artist
Gian Berra

Pederobba (TV)
Pederobba (Italia)

tel. 0423.688745
email: gianberra@hotmail.com
web: www.gian-berra.org
  Opere
 


coro
oil on  masonite,  50x70 cm, 1998

 


emozione barocca
oil on  masonite,  100x70 cm, 1998

 


informale barocco
oil on  masonite,  50x70 cm, 1999

 


la porte sull'estate
oil on  marble,  100x70 cm, 1998

 


laguna
oil on  masonite,  50x70 cm, 1999

 


riflessi
oil on  masonite,  100x70 cm, 1999

 


volo barocco
oil on  masonite,  100x70 cm, 2000

 


volo sez'ali
oil on  masonite,  100x70 cm, 1999

 

 

Biography:

Gian Berra: un artista nativo di terra veneta.

Ogni terra da i propri frutti. Essi sono i suoi figli. Si nutrono di essa, respirano la sua aria e bevono la sua acqua. La vita germoglia e non chiede che di vivere.
Non ci sono dei perché. La vita si manifesta con potenzialità creative inaspettate ed imprevedibili. E l’artista è il Jolly che ogni volta rimescola le carte e propone infinite possibilità mai prevedibili.
Gian Berra festeggia oggi i suoi primi 35 anni di pittura. Un ‘artista a tempo pieno che da giovane ha girato un po’ il mondo e poi è tornato a respirare l’aria di casa con una serie di esperienze che gli ha permesso di confrontare tante situazioni umane.
Gian Berra è un artista perennemente in contatto con ciò che vive. Lo affascinano le identità nascoste nei propri simili. Essi nascondono i loro lati migliori dietro apparenze; comportamenti che rivelano in continuo la ricchezza di ognuno. L’artista vede questa ricchezza e la rende palese a tutti.
La natura che ci sta attorno, che ci alimenta ma che anche ci mette alla prova, è piena di segni e linguaggi speciali che è così facile raccogliere. Gian Berra nota toni di luce, forme, personaggi e con emozione libera li rende concreti. Da una forma al linguaggio della vita.
La sensibilità all’essenza delle altre coscienze è un dono speciale, ma scomodo.
L’artista vive il suo ruolo con dispetto. Vede, sente una realtà allargata. Si cruccia perché altri non la notano. E non ne può fare a meno. Quello è il suo ruolo. E’ l’unico modo per essere totalmente sé stesso. E’ il suo scomodo tesoro.
Vive la vita con infinito entusiasmo: la vita è troppo bella, meravigliosa, sfaccettata come una gemma. Come volgere lo sguardo altrove?
Gian Berra vive l’emozione di vivere. E vorrebbe, da vero egoista, che anche tutti gli altri lo facessero. Da questo punto di vista è un gran illuso, ma i suoi quadri parlano anche a tutti quelli che alla meraviglia per la vita, non ci pensavano più.

35 anni di attività artistica.

Quante mostre in 35 anni! Gian Berra è un autodidatta, anche se nel 1980 ha frequentato per un po’ l’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Ma perché ci eri andato?
- Era per vedere cosa si faceva là. Io da anni già dipingevo, ma mi era venuta la curiosità di vedere, sentire. Sono un gran curioso per natura. Parlai con Emilio Vedova che insegnava in quella scuola. Rimasi deluso dei quell’ambiente. E me ne tornai in collina.
- E le mostre?
- Ho iniziato quando il boom dell’arte era già finito. A metà degli anni ’70 gran parte del mercato era finito. Nessuno a cui rivolgermi per un consiglio. Così mi inventai tutto. Autodidatta sino in fondo. Mi bastava poter vivere libero di “fare arte” e possibilmente non fare debiti. E quando mi sentivo sconsolato me ne andavo a passeggiare sulle ghiaie del Piave.
Di mostre Gian Berra ne ha organizzate davvero tante. Quasi sempre spazi pubblici o luoghi anche di fortuna. Finché nel 1990 gli viene l’idea di provare a raccogliere amici intorno a sé. Fonda l’Associazione Culturale La Criola con lo scopo di creare un gruppo di persone sensibili all’arte. Insieme a loro organizza mostre collettive.
Nel 1993 lancia un “ Corso pratico di pittura” rivolto a tutti quelli che sentono di provare la magia del dipingere. E’ un sucessone. Ma anche una grande responsabilità che stanca, ma riempie di soddisfazione.

- Oggi siamo nel 1996, come va il corso?
- Quest’anno mi sono preso una pausa, un poco di respiro per pensare a nuove cose.
- E il bilancio di 14 anni di corso?
- Ho tentato di contare le persone “allievi” del corso, e dovrebbero essere almeno 900. Quasi non mi sembra possibile…
- E le “nuove cose”?
- Sto entrando in una fase nuova della mia vita. Per chi vive l’arte è un’esigenza interiore agire sempre con spontaneità. Ascoltare il proprio interiore e seguire l’intuizione. Sono sensazioni, emozioni che cercano nuove vie con cui giocare alla vita. Sento di dover elaborare un nuovo linguaggio pittorico. Una tecnica alternativa a quella che già opero. Sono sempre stato un “espressionista alla veneta”. Un romantico agreste, sognatore di atmosfere arcaiche. Ma comunque ben vive tuttora... Ma dieci anni fa iniziai a scendere più in profondità. Mi lasciai andare ad uno stile più informale, una ricerca che ho tenuto per me. Sinora non ho mai esposto questi lavori.
- Desideri cambiare stile?
- No davvero. Ma sento che questi lavori siano maturi per essere proposti al pubblico in alternativa agli altri. Semplicemente lascio che una parte nascosta di me si riveli. Sarà questa profondità a dire la sua. E io la lascerò libera di giocare.
- Ha un nome questa subpersonalità pittorica?
- Di certo ha un nome, il mio. Sono sempre io, solo che ora lo rivelo al di fuori di me. Una pittura senza forma. Non direttamente leggibile. Un messaggio da ciò che è nascosto dentro l’intima essenza di ciascuno. Espresso con un linguaggio leggibile solo con sensazioni ed emozioni. Come si fa da bambini.
- Un linguaggio degli Archetipi?
- Mah, forse qualcosa ancora più profondo…Gli Archetipi forse hanno bisogno di una forma fissa o quasi, ma leggibile in ogni cultura. Ad uno stato primordiale non ci sono nemmeno le immagini.
- Allora proponi un informale?
- Qualcosa di più. Viviamo in una civiltà che continuamente reinventa sé stessa anche se sembra abbia uno schema fisso. Viviamo in perenne “decadenza”; ma ogni decadenza è in realtà è una rinascita. E lo sappiamo tutti. Alla fine del 1700 era la stessa cosa e lo stile barocco ne è la prova. Barocco significa mettere un ricciolo compiaciuto al proprio cambiamento. Vivere con gusto la propria impermanenza…
- Un “ informale barocco”
- Bravo! Ecco il nome: Informale Barocco di Gian Berra.

- Gian Berra

Curriculum vitae:

Gian Berra nasce nel 1947 a Segusino, un piccolo borgo della pedemontana veneta. Sin da piccolo dimostra una tendenza a osservare e creare una relazione intima con l'ambiente che lo circonda. Come un bisogno di incontrare a livello emotivo ogni manifestazione di vita. Gian è essenzialmente uno sperimentatore pratico di rappresentazioni continue di ciò che vive intimamente. Il suo bisogno di esternare con un "prodotto" riconoscibile ciò che sente lo porta presto a giocare con i colori , il segno e la materia. Un autodidatta che osserva e cerca metodi e tecniche per rappresentare.

Le prima mostre si datano dal 1970, seguite da un crescendo costante impegnando in maniera totale il proprio tempo. Decide in quegli anni di dedicarsi all'arte come attività principale.
Organizza e segue le mostre in modo autonomo.
Un fare solitario e caparbio. Deciso a divertirsi sino in fondo nel gioco di stare comunque in mezzo alla gente e sentirne direttamente il polso e scambiarne i pensieri.
Nel 1976 parte pee l'Iraq, e fa la sua prima esperienza diretta con un popolo così diverso, ma così simile al suo. La gente del mondo è sempre la stessa, sempre con tanta umanità e così poca possibilità di viverla liberamente. E' una lezione che rafforza il desiderio di esprimere e far vedere a tutti il carico di sentimenti nascosti in coloro che li portano dentro di sè. Ma non sanno esprimerli.
nel 1978 apre il suo studio a Covolo di Piave (TV)
Nel 1980 si trsferisce a Trento dove apre uno studio in Piazza S. Maria Maggiore.
L'idea è di creare uno studio aperto anche ad altri pittori. Un cenacolo di artisti con cui possano sperimentare ulteriori relazioni. E' in questo studio che inviterà per una personale il pittore Bruno Donadel nel luglio dello stesso anno.
Organizza alcune personali a Cogolo di Pejo, Cles, Merano.
Ritornato a Covolo continua l'attività e le mostre in Veneto e personali a Milano e Torino.
Nel 1986 affascinato da un viaggio a Roma, organizza una serie di esposizioni nei castelli romani. Specialmente a Lanuvio e Genzano. Continua questi viaggi sino al 1988. Nel frattempo si è fatto una familia e come ogni artista solitario tanti problemi si presentano con due figli da crescere. Ha un momento di pausa e ripensamenti. Sente l'esigenza di guardare dentro di sè. Di indagare in quei lati del suo sentire che lo spingono ad agire. Ma che non conosce.
Si interessa al movimento New Age e consegue una formazione in Psicosintesi al centro di Psicosintesi di Padova.
Da tempo si era dedicato alla poesia e a scrivere brevi racconti.
Crea nel 1991 con degli amici l'Associazione Culturale " La Criola" con lo scopo di diffondere una idea allargata di fare creativo.
Raccoglie attorno a sè parecchi artisti della zona e organizza con loro parecchie collettive. Lo scopo e di far uscire dal privato chi non ne ha il coraggio.

Nel 1992 organizza il concorso di "poesia new age", che con incontri annuali sino al 2004 ha raccolto tanti amici con la passione della poesia.

Dal 1993 conduce il " Corso pratico di Pittura". Il corso è una scuola di creatività pratica rivolto a tutti. In esso Gian Berra infonde tutta la sua pratica di operatore creativo. Grazie ad esso molte persone hanno incontrato il "fare pittura" come una possibilità preziosa per una espressione personale più completa e allargata.
Il corso viene condotto presso il suo studio di Covolo di Piave, e quando richiesto anche in altri sedi. Per un anno è stato svolto anche a Padova.

Dal 2000 Gian Berra si è interessato al problema della rappresentazione dei contenuti "nascosti" del sentire con la scoperta del valore del Totem come simbolo concreto e vivo dell'espressione di sè. Ha creato vari Totem esposti per la prima volta nella sua personale a Villa Benzi, Caerano di S. Marco (TV) nel settembre del 2001.
In quel periodo ha tenuto varie conferenze pubbliche sul tema dei Totem e sul processo della formazione della Paura come ostacolo alla espressione di sè.
Ha ripreso in quegli anni la produzione di terracotte di piccola dimensione, ispirate al sentire ed espressione del primitivismo spontaneo.



CRITICHE:
Oltre a quelle dei depliants:

1
Lo sguardo di un bimbo incantato: La pittura di gian Berra.
Gi ultimi quadri esposti non smentiscono la natura senza tempo del sentire di Gian Berra. la sua infanzia ritorna con i colori e le forme digerite da quando da bambino passava le estati nelle pedemontana veneta. Inutile tentare di dare contenuti astrusi ed artificiali alla sua arte. Gian berra c'è. E' reale e dissacrante nella sua ingenuità.
Come un pezzo di natura che si ripropone perchè scontata, immutabile, nuda.
Eppure incantevole e beffarda come ogni cosa che si pensava sorpassata. La sua realtà è cruda come l'ovvietà di ciò che esiste. Eppure sa affascinare perchè sincera. Gian Berra davvero ci crede a ciò che dipinge. La sua illusione sa di esserlo, ma non ne può fare a meno, in quanto innamorata.
Anche il colore non ha schemi: a volte teso e vaporoso, a volte spesso e deciso. Quasi irriverente. Ma sempre presente con infinite sfumature che rendono vaga l'idea. Quasi che il pittore chieda all'osservatore di fare un po' di fatica ulteriore ed entrare con forza nel quadro. A parlare con lui.
Gian berra chiede un dialogo. ma lo fa con la sua regola: avere il coraggio di gettarsi nel sogno ad occhi aperti.
E il sogno è più che reale.

Romano Finzi B. critico d'arte anno 2000




2

L'incanto di uno svolazzo. Gian Berra a Villa benzi 2001


Mi fi regalato un suo quadro alcuni anni fa. Non ricordo in che occasione. Venne appeso in un angolo di parete e nessuno ci fece gran caso, in quanto uno tra tanti. Ma un giorno, in un pomeriggio di pausa festiva l'occhio venne catturato come da un ivito a fermarmi un attimo. Sembrava che quei vecchi all'osteria mi parlassero approfittado del fatto che li avessi chiamati.
Sentii subito la loro calma e il loro tempo infinito. I colori erano pacati ma la pennellata senza ripensamenti.
Bastavano a se stessi. Ma mi chiedevano di condividere un attimo con loro.
Un po' se ne infischiavano di me. Ma ora che c'ero potevo anche farmi avanti.
Da allora, quando passo davanti al dipinto ( interno di osteria), sento che ho degli alleati senza riserve. Sono dalla mia parte.
Ringrazio Gian Berra per ciò che da alla gente. Lo scopo sociale di un artista è di essere sè stesso. E lui ci riesce bene: la sua arte porta con sè valori che non cambiano. Valori silenziosi, con orizzonti infiniti.

Maria Helker, collezionista.



3
Gian Berra, un post impressionista alla veneta.

D'accordo, ogni definizione è scontata e rende poco l'idea dell'universo di un artista. Ma nel caso di Gian Berra si può dire che il "sentire veneto" della realtà si è manifeatato in un periodo come l'attuale, dove l'ovvio è scaduto a favore di un mentalismo artistico ormai largamente artificiale e dialettico. Oggi ciò che l'animo dal suo profondo cerca come sfogo...è sempre più ingannato dall'illusione di ciò che si può razionalizzare, ma non più da ciò che si può ...sentire.
Gian berra non affronta neppure il problema. Lui sente ed eprime direttamente l'ovvio.
E nel farlo si diverte e gioca. E ciò da un contenuto prezioso e strega anche l'animo più smaliziato. Anche quando fa finta di non vedere.
La pittura di Gian Berra non ha tempo. E' appunto un "Totem", con un valore temporale indefinito in quanto completa ed essenziale.
L'ovvio è banale solo quando senza contenuti e ingannevole. La tecnica di Gian Berra è frutto di una esperienza più che trentennale e da un entusiasmo spontaneo e vitale. Un dono raro che non si fa pesare in quanto giocoso e autoironico con toni di nostalgia per il periodo dorato dell'infanzia. E a volte una vena di tristezza mitiga il sogno. E il pittore sembra scusarsi di averla espressa. Più veneto di così...non si può.


Rosario Trentin, critico d'arte 2004



 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Giugno 2006
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