Glossario
 
world artist
Italo Turri

Via Anticolana, 82
Anagni (Italia)

tel. 3487424708
email: magno.carroccia@alice.it
web: www.italoturri.it
  Opere
 


Donna Araba
collage on  cardboard,  60x55 cm, 1975

 


La Modella
collage on  cardboard, 

 


L'Ippogrifo
collage on  cardboard,  52X80 cm, 1985

 


Pensando Energia
collage on  cardboard, 

 


Ragazza
collage on  cardboard, 

 

 

Biography:

Italo Turri è nato ad Anagni il 13 Febbraio 1926 in via del Trivio, uno dei più caratteristici vicoli del centro storico. E' il terzogenito di Vincenzo Turri, calzolaio, e Caterina Baldassarri.
Hanno avuto quattro figli, tre maschi e una femmina. Frequenta con profitto le cinque classi elementari, come si legassi elementari, come si legge nel suo certificato di studio, al termine del secondo corso della scuola professionale (sezione ebanisteria) ad Anagni, finito nel 1940 viene data valutazione sufficiente (lodevole invece, il giudizio della condotta, il rispetto all'igiene, pulizia e cura della persona). Dal 15 settembre 1943 al giugno 1944 fa parte della formazione partigiana "Anagni" con la qualifica gerarchica "partigiano di gregario", motivo per il quale viene arruolato nell'esercito, da dove viene congedato definitivamente il 22 Novembre del 1948.
Due anni dopo si sposa e va a vivere a Santa Chiara dove nasceranno nel 1951 e nel 1953 le due figlie.
Nel 1955 il matrimonio finisce ed Italo torna nella sua casa paterna di via del Trivio, insieme al fratello minore. Dopo un breve periodo di occupazione presso il Comune di Anagni come netturbino, si dedica completamente alla pittura, una passione coltivata da sempre.
Disegna esclusivamente su materiali da scarto, sui quali realizza i suoi "cartoni" che quasi sempre regala.
La sua produzione è molto vasta, così come la sua vena creativa, anche se per un riconoscimento ufficiale bisognerà attendere il 1993, quando il comune di Anagni e l'associazione Pro Loco organizza una mostra dei suoi lavori nella galleria comunale, dal 30 Maggio al 10 Giugno vengono esposte al pubblico 36 opere di Italo Turri e in quella occasione il critico d'Arte Lorenzo Ostuni conia per lui la definizione " Il lunatico dell'innocenza".
Per l'immagine di Italo Turri si apre una nuova era: le sue opere ricevono attenzioni e apprezzamenti da più parti (un plauso arriva anche da Vittorio Sgarbi), la sua vita "on the road" viene rivalutata.
Muore ad Anagni il 9 Aprile 1995 all'età di 69 anni


CRITICA

EMOZIONI
Di Anna Turri

Quando l'artista si richiama all'ambiente e a tutto ciò che lo circonda, ci offre in chiave di interpretazione attuale, la quotidianità e la figurazione della realtà che diventa appello alla difesa di ciò che siamo.
Nello stesso tempo c'è la parallela interpretazione della femmilità pura "Mater di tutte le cose"
Che è messaggio di pace e rispetto reciproco, quasi una conquista sociale di carattere poetico-culturale.
Questo è quello che ha dipinto mio padre, gioia interiore di se stesso, gioia per gli occhi della gente e bellezza per le pareti di casa.


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Italo Turri “Monzon”: la metafora della vita
(di Caterina Zonno)

Italo Turri “Monzon”, affermato artista scomparso, è apprezzato e stimato in tutto il mondo. La sua pittura , definita da alcuni critici la “poesia del quotidiano” , rimanda alla bellezza ed alla dolcezza degli affetti familiari, al calore delle amicizie, a figure e personaggi, a volte resi con ironia espressiva, che immaginiamo di vedere camminare e soffermarsi nelle piazze dei paesi, in un tempo passato. La purezza del segno grafico e l'effetto cromatico conferiscono al tempo stesso realismo ed evanescenza, suscitando atmosfere di rara poesia. La genialità di Italo Turri sta nel rappresentare su tela e con magia, non solo le persone e gli oggetti, ma le emozioni e le suggestioni da essi evocati, con forte carica espressiva e comunicativa. Il pittore-poeta Italo Turri rimanda ad un immaginario d'infanzia, denso di sogni, fantasie ed illusioni e per questo, osservando le sue tele, sembra di conoscerlo da sempre.



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Turri Italo
La vita dentro l’opera tra simbolico e informale
di D. Di Sepio

Nella storia di un artista, specie se articolata da eventi non comuni è culturalmente complessa.
La vita di un uomo è semplicissima, ma la vita di un filosofo, di un pittore, di uno scrittore, può diventare molto complessa se le sue opere non sono semplicemente “prodotti” di quella vita che anzi sono “essi” a produrla, nella sua realtà più profonda – come nel caso di Italo Turri – ha avuto il potere di mutare, di rendere la propria personalità simile a uno specchio di guisa.....vi si rifletta; “perchè un genio – afferma Marcel Proust – consiste nel ‘potere riflettente’ e non nella quantità intrinseca dello spettacolo riflesso”. Italo Turri, infatti, nel suo essere schivo, diffidente era un artista “strano”, e nel suo essere umile e solitario era un artista-poeta. “Strano perchè frustrato dall’incomprensione di una società che non riusciva a capire il perchè Turri si fosse autoemarginato, ridotto a vivere del disagio esistenziale. “Artista-poeta”, perchè guardare le sue opere è come leggere l’intensità poetica della sua arte. .....Per un uomo la cui vita è come una “Monade” (Leibniz), l’intuire figurativo aliena ogni contenuto ed esteriorità, e solo il sentimento lo mantiene in unità soggettiva con l’Io interno.....Quello che è formidabile in quest’artista, è appunto la grande forza emotiva, l’aver riportato emotività nell’arte. La sua è una conoscenza intima,”intelligere” è quasi un leggere dentro, “intus legere” cioè dotato di percezione distinta unita alla facoltà di riflettere l’oggetto dell’intuizione sensibile da ritrarre o comporre. La sua morte, il 9 Aprile 1995, se ha chiuso il capitolo della sua travagliata esistenza, non ha esaurito, per nostra fortuna, quello della sua pitura: come capita alle opere dei Grandi – sempre vive – attorno ad esse si parla, si critica, in esse si specchia un’epoca e le sue interpretazioni di periodi storici buoni o difficili e tutti da rivisitare. Se poi sia stato un divisionista, sperimentalista, informalpostimpressionista, simbolrealista, poco importa: ogni sua classificazione, per quanto infinita, appartiene alle epoche dell’uomo.
Per Turri la pittura è stata passione e tormento, ricerca inesauribile della forma fino alla più alta sintesi......


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ITALO TURRI "MONZON"
(di Carla Ferraris)

L’arte di Italo Turri-Monzon è pittura dialetticamente e segnicamente sintetica, primordiale, diacronica, concettuale…è pittura che si discosta totalmente dalla mimesis artistica tradizionale, ma è anzi essenzialmente deformante nella bidimensionalità delle composizioni e nell’impasto dei toni matericamente plasmati sul cartone. La semiotica del suo gesto pittorico è racchiusa in quelle forme approssimate nella mancanza di proporzione, in quella sovversione spaziale che è caratteristica di quest’arte simbolica più che povera. Monzon è accostabile ai grandi delle avanguardie novecentesche: egli è infatti surreale, metafisico, naif, dadaista, espressionista, cubista…La sua arte richiama i primi esperimenti plurimaterici picassiani nel riutilizzo di materiali tridimensionali derivanti dal quotidiano (cartoni, stracci), richiama gli esperimenti di Burri, l’espressionismo munchiano e la visione di Grosz, oltre che le raffigurazioni “capricciose” di Goya e quelle “allucinate” di Bosch. Ne “Le aristocratiche” appaiono evidenti tali richiami: figure umanizzate in riquadri geometrici che ne limitano lo spazio d’azione, inespressive, “chiuse” in sé stesse da neri bottoni verticalmente cuciti sui corpi conici (privi di arti), incapaci dunque di interagire e comunicare; figure allegoriche di una società altezzosa e stucchevole, da cui Turri si è allontanato auto-emarginandosi ai confini della propria realtà e sensibilità individuali. Le opere di questo artista non sono mai datate e diventano quindi il sunto, il resoconto di un vissuto artistico che ad oggi appare metastorico ed è quanto mai attuale e contemporaneo.


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Italo Turri
“Il lunatico dell’innocenza”


“La Culla il Nulla.
Il nulla la Culla.”

.....Quei cartoni sono una strana orchestra che suona una musica sconosciuta, a volte facendosi conato dimesso e infantile, a volte disponendosi nel golfo azzardato delle visioni liriche.
quei cartoni non vanno né sepolti, né diseppelliti, vanno percepiti. Turri non va né legato, né slegato: va compreso, va aiutato. va amato. Quanto al resto nessuno come lui possiede, nella sua pienezza vuota l’arte della dimenticanza proprio perchè nessuno come lui detiene la pittura della memoria.
.....in effetti Italo Turri dipinge, per impregnazione e per infestazione, l’improbabilità sensoria di ci che si sente di sentire, la ipercinesia di ci che vede di vedere. La sua una biosfera pitturante della illogica metapsichica dell’incoscio e biologia pitturata della propria disperata volontà di non morire. Pittura come sisma, come eruzione lavica, come esperienza anonima dell’inanità e vittoria sulla inanità. ......
Caro Italo Turri, so che queste mie righe (peraltro superflue nel tuo extrasistolico universo) non le leggerai mai, tuttavia io sento il bisogno di dirti grazie de esistere!, drazie della tua sfida! grazie di aver dipinto tutta la tua umile via crucis!, grazie di aver inondato di smembranti percezioni i sotterranei e i cieli della tua città!.
Le strade vengono cancellate, le traccie no.


Lorenzo Ostuni
critico d’arte
docente di psicologia presso
l’ESALAN INSTITUTE di California


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ITALO TURRI, L’EMOZIONE TRASMESSA
di Rocco Zani

I numerosi commenti critici elaborati sulla figura di Italo Turri tendono, fatalmente, a rimarcare - in maniera più o meno celata - una sorta di combattuto dualismo tra la privatezza della dimensione umana e la preponderanza della sua immagine artistica.
Che Italo Turri sia stato, nella sua tormentata esistenza, una personalità “anomala e contraddittoria”, è fuor di dubbio.Soprattutto se intendiamo attribuire a tale assersione un giudizio confinato tra le cosiddette “valenzie ordinarie”. D’altra parte, quella forma di “egocentrismo onirico” che ne ha accompagnato – e segnato – la vita, sembra alimentare, ancora oggi, nell’interlecutore abituale, un’attenzione colma di velate passioni. “L’anormalita” – intesa quale rappresentazione antitetica di modelli comportamentali regolamentati da un “sentire” comune appare pertanto, non già luogo dell’estraniamento, bensì forma – indiretta, ma accattivante – di partecipazione.
Ma la conoscenza di un artista – di Turri in particolare – pare inconciliabile con gli esili citazionismi tratti da letture déjà vu, ovvero, appare riduttivo e precario il tentativo di concentrare la ricerca su un piano di “urgenza folcloristica “ anziché di analisi peculiare del fenomeno. Occorre pertanto stabilire un opportuno parametro valutativo affinché la “contaminazione” reciproca delle –quella umana e quella artistica – trovi un ruolo di innegabile ed equilibrata sommatoria che restituisca a noi uno scenario di rigorosa interpretazione .
Ecco allora che il prologo di questa sequenza conoscitiva deve necessariamente collocarsi in quella “capacità di emozioni che l’opera di un artista riesce a trasmettere nonostante tempi e generazioni nuove” (Giuseppe Selvaggi). Un elemento, “l’emozione trasmessa”, che pare farsi sostanza ineludibile di un indagare più complesso e dilatato. Esso è epicentro di accensioni umorali e al contempo memoria intransigente. Una memoria millenaria o attuale che Turri traduce progressivamente in archetipi della ricordanza rifiutando – o ignorando forse – qualsiasi orpello esplicativo, come se la nutidà dell’opera favorisse – invece – più intime e personali ouvertures. E’ la memoria del quotidiano, quella del degrado o delle prospettive incaute che tagliano il cielo in distorte finestre di luci e ombre. Quella dei volti ignoti che “mozzano” il sogno e rifondono l’uomo – l’artista – di brandelli di dialogo. Ovvero la memoria remota, colma di provocatorie tonalità, di non sapute dimenticanze, di raffiorati dubbi. E paure.
L’uso “libertario” – in secondo luogo – di materiali inediti, rafforza e sottolinea quel desiderio neutrale della narrazione, restituendo all’immagine dipinda – scavata, graffiata, scoperta – l’oggettività dell’incarnazione. La campitura – sia essa tela o cartone o pietra o legno – è una sorta di “dilatato sostegno dell’idea”. O idea anch’essa.
Ecco perché Turri non è un “caso” di demopsicologia o di alienazione. E’ più semplicemente – e pertanto in maniera più complessa – un pittore:
Scrive Sabina Spada di Annette Messager : “l’utilizzo di diversi materiali, anche di scarto, provoca lo svuotamento del significato delle categorie di arte alta e arte bassa, portando aspetti della vita quotidiana all’interno della dimensione artistica”


Febbraio 2000 Rocco Zani


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ITALO TURRI "MONZON"
(La Poesia del Quotidiano)
ROMA Palazzo Valentini

Italo Turri, artista anagnino (Anagni 1926-1995), che firmava i suoi dipinti con il soprannome Monzon, è stato un uomo e un pittore davvero “straordinario”: ha vissuto, fuori dai canoni dell'esistenza ordinaria, in modo semplice e povero, senza abbandonare la sua fedeltà ai valori dell'onestà e della generosità. Per il totale distacco dal peso delle cose, comunemente ritenute indispensabili per raggiungere il successo e il potere quali unici scopi della vita, Italo Turri è stato libero e nel suo spirito ha potuto avere ogni cosa, facendo ricorso alla sua fantasia, alla sua poesia, alla sua arte.
I soggetti di Italo Turri sono ripresi dalla vita quotidiana: semplici scene di vita di paese, paesaggi, nature morte, personaggi senza espressione che sembrano parlarsi ma non comunicano, città fitte di case senza finestre, riprese di interni domestici, animali, geometrie. In ogni opera si riscontrano pochi colori utilizzati e sempre in accostamento tonale: i rossi, i verdi, i blu, il nero, i grigi, rari tocchi di bianco, il marrone, il beige. La ricostruzione dello spazio, luogo dell’azione dei personaggi, è a volte sacrificata alla resa bidimensionale dei soggetti; spesso è raggiunta mediante gli effetti di profondità prospettica ottenuti con la sapiente giustapposizione di gradienti cromatici, definiti da pennellate costruttive decise e materiche che si scontrano; o con l’uso di impellicciature di compensato, disposte sul supporto in modo da generare ordinate suggestioni di piani e volumi.
L'artista anagnino nei suoi dipinti e collage, realizzati con deciso segno espressionista, ha lasciato alla nostra attenzione la semplice e vigorosa denuncia contro il male del secolo XX: l’emarginazione e il tragico disagio dell’uomo, schiacciato dalle leggi dell’egoismo e dell’apparire, imposte dalla logica disumana della società consumistica e materialista. La scelta di un linguaggio pittorico deformante e audacemente essenziale, lontano dalla ripresa mimetica della realtà fenomenica, ha permesso a Italo Turri di rappresentare in toni drammatici ed incisivi il mondo interiore dell’uomo del Novecento, deprivato di ogni valore e virtù morale.
Le opere di Turri sono per lo più realizzate con smalti o acrilici. Il supporto è quasi sempre materiale di scarto, raccolto con cura tra gli avanzi della opulenta società del benessere economico: cartone o cartoncino, arricchito dall'uso di stracci, manifesti pubblicitari, impellicciature di compensato. Gli stessi cartoni “riciclati” divengono valido mezzo espressivo nelle mani di Monzon: grazie alla loro movimentata texture, lasciata visibile dalle pennellate trasparenti, essi ci parlano sommessamente della luce che sfiora le superfici, dà sostanza alle forme, vitalità alla realtà. L’inserimento di frammenti di realtà conferisce valore di concretezza reale al dipinto, che non è più una semplice riproduzione del fenomeno, ma è la ricostruzione e l’epifania della realtà profonda dell’esperienza umana, che l’artista avverte per via di sentimento e comunica quale sua personale visione del mondo.
Turri-Monzon ha utilizzato i materiali di scarto come mezzi per rendere visibile la sua visione del mondo, per comunicare la sua vena creativa: si è trattato di scelta intenzionale o di necessità? In ogni caso è significativo il risultato estetico, perché Italo Turri ci ha dimostrato come le mani dell’uomo riescano a produrre bellezza anche manipolando la materia apparentemente priva di valore, rinnovando e dando vita alle cose morte, quelle scartate e ritenute inutilizzabili. Con la sua vita ai margini l'artista non solo ha riaffermato il valore oggettivo che ciascuna cosa, sia essa naturale o prodotta dall’uomo, porta in sé; ma la sua produzione artistica ci ammonisce soprattutto sull’infinito valore della dignità di ogni uomo, sia esso autorevole o ingiustamente senza diritto di parola, ricco o povero, potente o debole: di quest'uomo l’oggetto di scarto diviene poetica metafora nelle mani dell’Artista.
L’opera del Pittore anagnino non può passare inosservata. Sin dalla prima vista la pittura di Italo Turri-Monzon cattura l’attenzione del riguardante: si presenta inizialmente con la dolcezza sommessa di una nenia familiare e poi si impone come sinfonia di colore e suoni; ti giunge dritto al cuore con il suo linguaggio semplice e vero; ti parla nel profondo dell’anima quasi come creatura vivente; ti scuote la coscienza e commuove nell’intimo, tanto la sua poesia del quotidiano è intrisa di dolore e tenace attaccamento alla vita. Non è facile sottrarsi al dialogo che l’Autore intavola con l’osservatore. Italo Turri è vivo nelle sue opere e, testimone di sé, lascia il suo messaggio con il linguaggio arcano e universale dell’arte: …l’incontro con i quadri di Turri suggerisce un nuovo modo di vedere povertà e ricchezza. Nella povertà dei materiali usati scopriamo la ricchezza della persona, il suo spessore umano. Nella ricchezza dell’autore scopriamo la nostra povertà: quella di quando non ci accorgiamo di quale profondità ci offra la vita” (ELISABETTA PERISSINOTTO, 2000). Anche se Italo Turri, scegliendo una vita dimessa, sembrò cedere alla forza schiacciante dei miti della società consumistica, paradossalmente alle soglie del terzo millennio diviene vincente, poiché la sua arte continua a parlarci di lui, ma anche di noi stessi: continua a denunciare quegli atteggiamenti che spesso adottiamo verso l’Altro quando ci rifiutiamo di incontrarlo nella sua “diversità”, di accoglierlo in nome dei valori universali dello spirito, di cui ogni persona è portatrice.
La notevole efficacia comunicativa dell’arte di Italo Turri e i molteplici spunti di riflessione morale, che le opere dell'artista anagnino offrono a chi di fronte ad esse si pone nell’atteggiamento dell’ascolto, sono stimolo ad individuare nella sua pittura l’uomo con le sue sofferenze e i desideri profondi, il suo connaturato e ineludibile desiderio di libertà, che coincide con l’aspirazione alla bellezza: non la bellezza da consumare, quella, cioè, che sollecita soltanto i sensi; ma quella che, accompagnata dalla verità, si fa portatrice di significato, l'unica che dà senso alla vita.


MARIA TERESA VALERI


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PER ITALO TURRI, NELLA PITTURA D'OGGI
(di Giuseppe Selvaggi)

Roma dai tanti cuori, ognuno con energia propria, ad un pittore che sta nascendo dopo la morte – Italo Turri chiamato anche, per sua scelta misteriosa come i suoi quadri, Monzon -, offre l’occasione per una circolazione diffusa e vincente, fuori della sua Anagni. Questo cuore di Roma è la Provincia, con il suo Palazzo su Piazza Venezia, che sta divenendo una centralità d’arte che agli artisti dona linfa di vitalità per cui restano vivi. Certo, quando l’artista ne ha la sostanza. E’ il caso di Monzon. Italo Turri diventerà un artista che chiede, ed avrà, una sua consistenza nella storia dell’arte Italiana di fattura popolar-aristocratica. Adesso è un artista di culto: con la delicatezza della religiosità e con la convinzione critica. La nostra storia dell’arte contemporanea ha bisogno di presenze come questa di Monzon per affermare che lo scontro tra le informalità e la figurazione tradizionale continua ad avere soluzioni di incontro come questo che realizza Italo Turri. E’ discorso da avviare, meditando su questa mostra di un artista che ha dipinto solo nell’interesse di rappresentare il mondo con la pittura. Senza la vanità del successo. La storia per menti inventive come Monzon, è mistero della realtà, risolto – come nei quadri più sibillini di Turri – ponendo a chi guarda, domande, ed aprendo finestre per capire chi siamo. Mistero dell’arte. Grazie, Monzon.


Italo Turri, in arte detto “Monzon” (Anagni, 1926-1995), è uno straordinario pittore anagnino, che ha lasciato nei suoi dipinti e collage, realizzati con deciso segno espressionista, la semplice e vigorosa denuncia contro il male del secolo XX: l’emarginazione e il tragico disagio dell’uomo, schiacciato dalle leggi dell’egoismo e dell’“apparire”. Esse sono una potente denuncia della logica disumana della società consumistica e materialista.
Italo Turri, nelle sue opere, è testimone di sé, lancia il suo messaggio con il linguaggio arcano e universale dell’arte, ci pone direttamente in contatto soprattutto con l’uomo-Turri, che emerge a tutto tondo con la sua profonda aspirazione alla semplicità, alla verità dei rapporti umani, al rispetto della dignità della persona, al canto delle piccole cose che fanno bella la vita. Italo Turri - Monzon, con stile espressionista, a volte informale, ci rivela opere che sono autentici brani di poesia, stimolo vivace alla riscoperta del valore e della dignità dell’uomo.
L’opera del Pittore anagnino non può passare inosservata. Sin dalla prima vista la sua pittura cattura l’attenzione del riguardante: si presenta inizialmente con la dolcezza sommessa di una nenia familiare e poi si impone come sinfonia di colore e suoni; ti giunge dritta al cuore con il suo linguaggio semplice e vero; ti parla nel profondo dell’anima, quasi come creatura vivente; ti commuove nell’intimo, tanto è intrisa di dolore e tenace attaccamento alla vita. Non è facile sottrarsi al dialogo che l’Autore intavola con l’osservatore.

Linee biografiche

La formazione culturale ed artistica del Pittore (Anagni, 1926 - 1995) è legata alle esperienze dell’infanzia e agli studi professionali dell’adolescenza. Figlio di calzolaio, è abituato sin da piccolo ad osservare il lavoro artigianale del padre, quotidianamente intento a modellare pelle e cuoio, semplici materiali organici, per ottenere calzature utili per le necessità dell’uomo. Terminati gli studi primari, Italo Turri si iscrive all’Istituto d’Arte di Anagni, sezione di “Ebanisteria”, che termina nel 1940. La scuola d’arte rinforza le attitudini di Turri e acuisce la sua attenzione ai materiali naturali, che, “manipolati” dall’artigiano-artista, raggiungono nuova forma e nuovo valore, acquistano significato estetico e comunicano bellezza. Diciassettenne, Italo Turri partecipa alla formazione partigiana “Anagni” come “partigiano di gregario” e, arruolatosi nell’esercito, si congeda il 22 novembre 1948. Trova lavoro nella sua città come netturbino e si sposa nel 1950. Due figlie nascono dal suo matrimonio, che finisce nel 1955 in seguito alla decisione fondamentale della vita dell’Artista: rinunciare al mondo per iniziare una nuova vita in opposizione alle regole; vivere “ai margini” del mondo per assicurarsi l’osservatorio privilegiato per la ricerca del senso recondito delle cose e per cogliere la verità, nascosta dal velo dell’apparenza. La sua spiccata sensibilità, già forse traumatizzata dalle esperienze tragiche della guerra, deve aver ricevuto un’insanabile ferita dalla repentina trasformazione culturale degli anni successivi al dopoguerra, quando la società agricolo-pastorale del territorio, fondata sulla logica di una vita semplice legata ai bisogni primari della sussistenza, fondata sui valori riconosciuti nelle piccole cose della vita quotidiana quali la solidarietà e lo spirito di abnegazione, il lavoro e la sobrietà, cede improvvisamente il posto all’economia del “consumo”, catapultata nella provincia di Frosinone in seguito agli sviluppi della produzione industriale, che segnerà il boom economico degli anni ‘60 del XX secolo con il conseguente sovvertimento dei tradizionali valori e sistemi di vita.
Turri diventa un ribelle e, nel contempo, un reietto. Si allontana dalla società che gli appare un inferno: per le convenzioni mascherate di perbenismo, che vìolano la dignità personale dell’uomo e soffocano la sua libertà. Inconsciamente l’Artista esprime una visione hobbesiana della vita, in cui vale l’amara definizione homo homini lupus. Sicuro di non avere altra scelta, abbandona la Famiglia, la convivenza sociale e torna a vivere nella casa paterna, nido protettivo, rifugio dall’ipocrisia imperante che distrugge l’uomo, perché, negandogli il diritto di “parlare”, di essere sé stesso, gli sottrae il diritto esistere.

Note stilistiche

Italo Turri sceglie lo “scandalo della debolezza”, la povertà totale, l’emarginazione da una società matrigna e disumana, che, rifiutando il “diverso”, gli impedisce il dialogo paritario, schietto e autentico. La sua vita diviene “povera” e proprio per il distacco dal peso delle cose diviene “libera”; Turri – Monzon, liberatosi dalla cosalità pesante del reale, facendo ricorso alla sua fantasia, alla sua poesia, alla sua arte, nel suo spirito ritorna in possesso pieno di ogni cosa. Contestualmente l’Artista rifiuta il dialogo convenzionale della parola-abusata della convivenza comune per scegliere il suo linguaggio, quello universale della pittura, quello che non può essere equivocato e che rimane, nel tempo, sempre autentico, vero e liberante.
Significativo è il nomignolo che la gente del suo paese gli veste addosso: “Monzon”, famoso pugile, e che Italo Turri accetta. Con questo nuovo nome il nuovo Turri firma le sue opere: egli, così, dimostra di non rinunciare alla lotta, continua a combattere pacificamente con i “suoi pugni”, cioè con le sue mani di artista, dimostrando come le mani dell’uomo riescano a produrre bellezza, manipolando materie apparentemente prive di valore, rinnovando e dando vita alle cose morte, quelle scartate e ritenute inutilizzabili.
Da tale concezione del mondo deriva la preferenza per il segno espressionista e la scelta delle tecniche utilizzate con analoghi scopi artistici dalla Pop Art americana e dall’Arte Povera, mediante il recupero dei materiali poveri, preferibilmente quelli di scarto. Italo Turri-“Monzon” usa come supporti alla sua pittura cartone, stoffe, manifesti pubblicitari, impellicciature di compensato, smalti e acrilici, che spesso recupera nelle zone di raccolta cittadina dell’immondizia. “Monzon” realizza in tal modo una vera operazione culturale, riconosce con la sua vita “ai margini” il grande valore oggettivo che ciascuna cosa, sia essa naturale o prodotta dall’uomo, porta in sé e contemporaneamente afferma l’infinito valore della dignità di ogni uomo, ricco o povero, potente o debole, autorevole o ingiustamente senza diritto di parola, di cui l’oggetto di scarto diviene nelle mani dell’Artista poetica metafora.
I soggetti di Italo Turri, ripresi dalla vita quotidiana, osservati senza riserve mentali, sono semplici scene di vita di paese, paesaggi, nature morte, personaggi senza espressione che sembrano parlarsi ma non comunicano, città fitte di case senza finestre, riprese di interni domestici, animali, geometrie. In ogni opera si riscontrano pochi colori utilizzati e sempre in accostamento tonale, i rossi, i verdi, i blu, il nero, i grigi, rari tocchi di bianco, il marrone, il beige. La ristretta gamma di colori è forse condizionata dal reperimento spesso occasionale delle tinte utilizzate per dipingere o anche dalla necessità di essenzializzare il linguaggio cromatico, per rendere più efficace la comunicazione degli stati d’animo da trasmettere. La ricostruzione dello spazio, luogo dell’azione dei personaggi, è a volte sacrificata alla resa bidimensionale dei soggetti oppure è raggiunta mediante gli effetti di profondità prospettica ottenuti con la sapiente giustapposizione di gradienti cromatici, con pennellate costruttive decise e materiche, che si scontrano, o con l’uso di impellicciature di compensato, disposte sul supporto in modo da generare ordinate suggestioni di piani e volumi. Il supporto è quasi sempre cartone o cartoncino, materiale di scarto, raccolto con cura tra gli avanzi della opulenta società del benessere economico.
Spesso nelle opere di Italo Turri-Monzon lo spazio è assente o alterato prospetticamente, probabilmente a significare una realtà ritenuta fissa, immutabile, colta nella sua tragica e dolorosa portata universale. Tuttavia sempre si coglie nella pittura di Monzon una felice e certamente intenzionale partitura geometrica della struttura compositiva, sovente suggerita anche dalle pieghe dei cartoni utilizzati a supporto della sua pittura.
Gli stessi cartoni riciclati divengono valido mezzo espressivo nelle mani di Monzon: grazie alla loro movimentata texture, lasciata visibile dalle pennellate trasparenti, essi ci parlano sommessamente della luce che sfiora le superfici, dà sostanza alle forme, vitalità alla realtà. Come aveva intuito Picasso, anche nell’opera di Monzon l’inserimento di frammenti di cartone, impellicciatura, stracci conferisce valore di concretezza reale al dipinto, che non è più una semplice riproduzione del fenomeno, ma è ricostruzione ed epifania della realtà, che l’artista avverte per via di sentimento e comunica quale sua personale visione del mondo.
L’Artista non data i suoi dipinti: ciò che raffigura è la realtà quotidiana, è la storia dell’uomo Italo Turri nel suo quotidiano rapporto con la realtà, fuori da schemi che, incasellando rigidamente l’esistenza, rendono l’uomo prigioniero del passato e delle sue convenzioni oppure schiavo dell’ansia scaturita dalla paura del futuro. Italo Turri-Monzon nella sua disarmante semplicità inconsciamente ricalca il pensiero crociano secondo cui “la storia è il presente”, è l’intervento che l’uomo riesce a compiere con le sue scelte e comportamenti nell’esperienza del vivere, che si attua solo e sempre nel momento presente dell’esistenza di ciascuna persona.
Ciò che colpisce dell’opera di Italo Turri è l’Uomo con le sue sofferenze e desideri profondi, il suo desiderio di libertà che coincide con l’aspirazione alla bellezza, il riflesso di un animo bambino, innocente, ferito dal rifiuto, ma privo di risentimento verso chi lo umilia, allontanandolo. In questo paradossalmente l’Uomo-Turri diviene vincente, poiché la sua arte è un nobile richiamo all’uomo del terzo millennio a rispettare i valori fondanti della dignità dell’uomo, profondamente intuiti dalla civiltà greco-latina e faticosamente conquistati nella nostra civiltà durante i due millenni trascorsi dell’era cristiana.
(Maria Teresa Valeri)
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Ecco la mia testimonianza:

il lavoro di Italo Turri viene lentamente riscoperto. L' artista scelse per se una vita di isolamento e separazione dal contatto con gli altri. Adesso emergono, grazie all' amorevole cura dei familiari che ne preservano la memoria, opere mai viste prima in cui il carattere dell' uomo e dell' artista rifulge in maniera inquietante e nello stesso tempo estremamente coinvolgente. Si vedono quadri dove le figure sono al limite della sparizione, quasi aggredite dalla furia distruttrice del pittore stesso, che annichilisce i suoi personaggi che sembrano emergere con difficoltà e tormento dal supporto. In certo casi Turri dipinge furiosamente su una sedia quasi che volesse ricordare il suo disprezzo per coloro che ambissero accostarglisi e la lontanza dalle cose del mondo. Graffia e segna la superficie con violenza ma, stranamente, anche con un senso forte e aspro dell' armonia che trapela disperatamente dalle sue immagini. Si schiera davanti a noi un mondo di fantasmi, provenienti da una terra sconosciuta e inconoscibile. Eppure questi fantasmi premono sulla immaginazione di chi guarda e l' artista sembra lì, vivo e presente, a ammonire e a manifestare una ostilità verso ciò che lo circonda. Una ostilità che forse scaturisce da un desiderio inespresso e inesprimibile di comunicare su un piano diverso rispetto alla quotidianità e all' ordinaria amministrazione.
Resta una personalità misteriosa che rivela un temperamento e una potenza veramente singolari e ammirevoli. Un caso a sè , eppure così sintomatico, a ben vedere, del nostro tempo, qui e altrove.

Claudio Strinati

La Pittura Sindonica di Italo Turri
Con questo saggio sulla pittura di Italo Turri l’autore Michele Totta
apre uno squarcio fondamentale sulla personalità del pittore di
Anagni, pressoché sconosciuto, attraverso un’analisi ricca
di contenuti e riferimenti teologici, filosofici ed estetici.
Alla domanda sul perchè abbia scelto come soggetto di studio
proprio Italo Turri e non un pittore locale, oppure uno più affermato,
l’autore risponde:
– Non sono stato io a sceglierlo. E’ lui che ha scelto me!
Il Totta, dunque, è rimasto profondamente colpito, quasi folgorato,
dalla pittura del Turri, da lui definita sindonica. Il cartone è la sua
tela; le vernici dei carrozzieri i suoi colori; segni, segnucci e disegni
puri, senza sfumature e ombre, la sua pittura.
Il travaglio intimo dell’autore è palpabile. Egli, affascinato, è quasi
costretto a ripercorrere, con gli occhi e la mente dell’uomo colto e
sensibile, la genesi della pittura del Turri, di cui coglie l’odissea
pittorica, che lo inchioda a forme e colori semplificati, monchi.
“Italo – scrive il Totta – esalta la figura più genuina e fragile dell’universo, l’uomo, costretto alle ferite e alla
mutilazione, inferte sia dal potere cieco dei tiranni, che dalla tenebra nichilista, con l’abbandono del più
elementare umanesimo. Arte a ritroso, dunque al recupero di senso, nella riabilitazione della società.
Estetica nuda e vitale proclama il gioco di Italo. Il suo sindonismo è un velo confidente, lasciato ai superstiti
del secolo breve – il Novecento – e agli uomini del terzo millennio”.
E ancora:
“Vestito d’intuito ingegnoso il nostro novello Ulisse può cominciare a intessere la sua estetica, incentrata a
immagini dolorosamente non compiute, una sindone novecentesca lunga, quanti sono gli anni vissuti dal
pittore; uno stigma in cui il ‘secolo breve’ può confrontarsi, per diletto, per assolversi o per autocondanna.”
La lettura del saggio è piacevole e il bagaglio culturale del lettore si arricchisce di linfa nuova.
Giulio G. Siena





Curriculum vitae:

PAGINE ONLINE

http://www.italoturri.it
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http://www.galleriacrispi.it/artisti/italoturri/artistatotale.htm
http://www.galleriacrispi.it/eventi/eventitotale.htm
http://www.mescalina.it/arte/artist.php?id=423
http://www.artelaguna.it/scheda.asp?IDScheda=195
http://www.bacoart.com/Utente.asp?ID=853
http://www.bluteam.net/GalleriaPitturaMonzon-Turri.htm
http://www.arte.go.it/artisti/turri/index.htm
http://www.arbiter.it/pittura/turri/galleriafr.htm
http://www.artecomunicarte.com/ArtistaDatosPAD2_P.php?Art=476
http://www.saatchi-gallery.co.uk/yourgallery/artist_profile/Italo+Turri/58654.html

http://www.saatchi-gallery.co.uk/yourgallery/

http://www.dimensionearte.it/artista.php?id_artista=161&url_artista=&start=0&nome_artista=Italo%20Turri%20Monzon

MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE

1993 - Galleria Comunale di Anagni (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura e Pro Loco città di Anagni)
1994 - Gavignano Roma (Collettiva)
1995 - Centro "Incontri artistici e Letterari" Campoli Appennino (Personale)
1996 - Centro Culturale "Arte & Libertà " Avellino (Collettiva)
( Premio Internazionale Città di Avellino)
1997 - Pontificio Collegio Leoniano Anagni
( Presentazione e pubblicazione della monografia
Monzon vita e pittura di Italo Turri)
Commenti di:
Dott. Giuseppe Selvaggi (autore della Monografia)
Fratelli Palombi (editori)
Monsignor Luigi Belloli (Vescovo della Diocesi Anagni-Alatri)
Avv. Loreto Gentile (Presidente della Provincia di Frosinone)
Ingegner R. Capobianchi (vice Sindaco della Città di Anagni)
Avv. Pier Ludovico Passa (Storico della Città di Anagni)
Daniela Pesoli (Giornalista)
Wilma Santesarti ( Assessore alla Culura Città di Fiuggi)
1998 - Teatro delle fonti Fiuggi (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura città di Fiuggi)
1998 - Art Booklet "Quadrato di idea Roma (Personale)
1999 - Centro Culturale "Arte & Libertà (Collettiva)
(Premio Intenazionale Città di Avellino)
(Premiazione e recenzione in catalogo)
1999 - Premio Internazionale "Filignano Arte 1999"
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Molise e assessorato alla cultura città di Filignano)
(Premio alla memoria e recenzione in catalogo)
1999 - Salone di Rappresentanza - Unione Industriale di Frosinone (Personale)
2000 - Chiostro di San Francesco Alatri (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio e Assessorato alla cultura città di Alatri)
2000 – Palazzo del Collegio Martino Filetico Ferentino (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio, e Assessorato alla cultura città di fermentino)
2001 - Gran Hotel Palazzo della Fonte Fiuggi (Personale)
2002 - Sala Giubileo di Palazzo Valentini (Roma)
Con il patrocinio
(Amministrazione provinciale di Roma e Assessorato alla cultura Regione Lazio)
2003 - Mostra Itinerante “Eventi D’Arte”
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Abruzzo)
esposizione nelle città di Pescara-chieti-L’Aquila-Rieti-Roma (Catalogo)
2004 – Villa Comunale di Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio e Assessorato alla Cultura città di Frosinone)
2005 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi Salone delle Meschite (Personale)
2006 - Galleria Crispi Roma (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio, Comune di Roma, Provincia di Froinone
2007 – Fiuggi (Hotel Reale) (Personale)
2008 - Roma Saloni Banca Sella Piazza Poli 39-43 (Fontana Trevi)
Con il patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2010 – Villa Comunale di Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio e Assessorato alla Cultura città e provincia di Frosinone)
2011 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi - Salone delle Mescite 01 Luglio – 30 Settembre (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2012 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi - Salone delle Mescite 15 Luglio – 30 Settembre (Personale)
2012 - Convitto Principe di Piempnte (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2013 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi - Salone delle Mescite 15 Luglio – 30 Settembre (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2014 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi - Salone delle Mescite 01 Luglio – 30 Settembre (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)





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NOTIZIE GIORNALISTICHE
7 Dicembre 1977 (Collegio Leoniano di Anagni)
Presentazione della monografia
- "Monzon vita e pittura di Italo Turri " – Autore Giuseppe Selvaggi

- Monzon: dalla povertà alla gioia della pittura (Il giornale d'Italia) 10 Dicembre 1997
- L'Arte di Turri, genio incompreso (Il Messaggero) 5 Dicembre 1997
- L'Arte e il Mistero "La vita dentro l'opera d'arte tra simbolico e informale"(Città M. ) Aprile 1997
- Un posto tra i grandi del 900 per Italo Turri :Amministrazione Provinciale di Frosinone -
(settantennale della provincia 1927-1997)
- Da umile a grande del 900 (Ciociaria Oggi) 11 Dicembre 1997
- Pittura, continua la consacrazione post-mortem di Italo Turri (Corriere di Frosinone)
- Italo Turri, il "Ligabue" della Ciociaria (Il messaggero) 9 Gennaio 1998
- Block Notes di un critico "La Magia di Italo Turri" (Ciociaria Oggi) 4 Aprile 1998
- Filignano premia Turri (Ciociaria Oggi) 7 Settembre 1998
- Premiate le Opere di Italo Turri (Cronache Cittadine) 2 Ottobre 1998
- L'arte di Monzon viaggia in Internet (Il Tempo) Gennaio 1999
- Le Opere del Lunatico sbarcano su Internet (La Provincia) Gennaio 1999
- Il mondo struggente di Turri "Omaggio dell'unione industriale" (Ciociaria oggi) Giugno 1999
- Angelo dal cuore di tenebra (La Provincia) 22 Giugno 1999
- Il realismo onirico di Turri (Ciociaria Oggi) 2 Luglio 1999
- Turri, un artista su Internet (Il Messaggero) 21 gennaio 2000
- E gli scarti diventarono Arte (Il Messaggero) 10 Marzo 2000
- Monzon continua a sussurare il suo segreto (La provincia) 10 Marzo 2000
- Italo Turri, l'emozione trasmessa attraverso l'ecocentrismo onirico (Sud Lazio) 18 Marzo 2000
- L'espressionismo inconscio e la poesia pittorica (La Provincia) 30 Marzo 2000
- Italo Turri, arte pura per emozioni forti (Cronache Cittadine) 23 Aprile 2000
- Studenti alla mostra di Turri per una lezione di arte e di vita (Ciociaria Oggi) 31 Marzo 2000
- Alla scoperta dell'Arte di Monzon (Il Tempo) Settembre 2000
- Ferentino rende omaggio a Turri (La Provincia) 23 settembre 2000
- La pittura di Turri incanta gli alunni (La Provincia) 17 Ottobre 200
- I ragazzi del "Filetico" analizzano l'Arte di Turri (Il Tempo) 20 Ottobre 2000
- I liceali di Ferentino scoprono la pittura del grande Monzon (Il Messaggero) 20 Ottobre 2000
- Italo Turri e la sua Arte (La Provincia) 20 Agosto 2001
- Opere di Turri esposte a Roma (Cronache Cittadine) 7 Ottobre 2001
- L'arte di Turri a Palazzo Valentini (La Provincia) 18 Settembre 2002
- La Poesia del quotidiano nelle testimonianze di Italo Turri (Il Tempo) 19 Settembre 2002
- L'arte di Turri incanta Roma (La Provincia) 27 Settembre 2002
- Il Quotidiano l'arte di Monzon (Ciociaria Oggi) 25 Settembre 2002
- Arte, Monzon incanta Roma (Il Messaggero) 4 Ottobre 2002
- Omaggio di Roma a Turri ( Il Tempo) 10 Ottobre 2002
- Ad Alatri le tele di Italo Turri ( La provincia) 21 Febbraio 2003-06-12
- Turri, un pittore talentuoso (La Provincia) 9 Giugno 2003 “continua”
- Italo Turri visto da Giuseppe Selvaggi
“Anima impressa sul cartone” (La Provincia) 10 Giugno 2003
- L'arte di Turri fa il giro d'Italia (La Provincia) 05 Agosto 2003
- Mostra itinerante per le opere di Monzon (La Provincia) 02 Gennaio 2004
- L'arte di Monzon nel capoluogo (La Provincia) 17 Dicembre 2004
- Turri, il grande pittore che usava i cartoni (Il Messaggero) 18 Dicembre 2004
-Tracce Quotidiane "si inaugura sabato a Frosinone la retrospettiva di Italo Turri, il tributo postumo a un Artista stravagante" (Il Tempo) 16 Dicembre 2004
- Turri, omaggio al Poeta del Quotidiano (Il Tempo)
- Italo Turri Monzon "lo spazio alterato" (Eventi Culturali)
- Arte e Cultura a Roma e nel Lazio
- Monzon, L’Arte come fine ( Ciociaria oggi)
- Si apre oggi a Roma la mostra personale di Italo Turri (Il Messaggero)
- Arte, L’estro bohèmien di Italo Turri. Una Pittura graffiante ed istintiva, sofferta e densa di significato, combattiva e priva di condizionamenti proprio come Monzon:
dipinti realizzati su materiali poveri che conferiscono concretezza reale all’opera, modellata sull’esperienza umana. (La Provincia)
- L’arte di Turri in mostra nella Capitale (La Provincia)
- L’Artista “Monzon” La sua Pittura è vibrante di violenta dolcezza.(Francesco Giulio Farachi) (Ciociaria Oggi) Novembre
"Il cuore delle cose" nelle opere di Monzon (Ciociaria Oggi)

 

Ultimo aggiornamento: domenica 15 Gennaio 2017
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