Glossario
 
world artist
Andrej Dubinin

Via di Tor Margana,17
Roma (Italia)

tel. 06 6780712
email: abraxasgallery@fastwebnet.it
web: www.abraxasartgallery.com
  Opere
 


Alchimisti della storia
oil on  canvas,  110 /160 cm cm, 2006

 


Caino e Abele
oil on  canvas,  80 /100 cm cm, 2005

 


Creazione
oil on  canvas,  100 /100 cm cm, 2006

 


Tradimento di Giuda
oil on  canvas,  100 /100 cm cm, 2006

 


Ultima Cena
oil on  canvas,  100 /100 cm cm, 2007

 


Vocazione di San Matteo
oil on  canvas,  100 /120 cm, 2005

 


Vocazione di San Matteo 2
oil on  canvas,  100 /120 cm cm, 2006

 

 

Biography:

Attualmente e docente all’Accademia di Belle Arti sempre nella città di Minsk e continua a produrre opere pittoriche apprezzate in tutta Europa.

La prima opera che possiamo osservare e l’autoritratto del 1985: si tratta di un lavoro giovanile ma che attesta la grande perizia tecnica raggiunta precocemente. Quì l’artista guarda lo spettatore immaginato di fronte a lui. Il quadro, evidentemente eseguito allo specchio, ci mostra un artista giovanissimo ma già concentrato e consapevole che rivolge la sua attenzione agli altri.
Gli altri quadri presenti nell’attuale esposizione sono invece recenti, tutti realizzati tra il 2005 e il 2007: sono infatti opere prodotte negli ultimissimi anni che documentano la maturità e l’elaborazione intelletttuale a cui l’ artista è approdato, grazie ai suoi contatti internazionali.

Curriculum vitae:

Andrej Dubinin 21 marzo - 11 aprile 2007 mostra di pittura Abraxas Gallery, Roma, Italy


Artista eminentemente figurativo Dubinin, trova nella realizzazione compiuta della forma e nella definizione del corpo umano, inteso come metro per la comprensione del rapporto spazio- tempo, la sua chiave di rappresentazione ideale.

Il nudo è una presenza frequente nelle realizzazioni di Dubinin: nell’opera Capri del i tre nudi maschili, proposti in diverse pose plastiche a formare un cerchio ideale, sono realizzati con cura ma non esaltati nei particolari anatomici: inducono lo spettatore ad una riflessione sul rapporto tra uomo e natura immaginato in una dimensione serena e positiva.
Aspetti realisti nella definizione dell’immagine sono, però, in lui sempre uniti ad una forte tensione etica: egli infatti guarda al mondo e di conseguenza alla propria pittura, non solo attraverso il prisma della bellezza e del valore estetico, ma attraverso il valore etico, che le sue opere innegabilmente trasmettono.
In opere come Le quattro età dell’uomo dove è evidente l’aspirazione simbolica, il corpo umano crea, all’interno del quadro, la giusta misura spaziale e temporale che consente la comprensione del soggetto rappresentato. La riflessione infatti si accentra sulla vita umana e si dipana in un’articolata rappresentazione simbolica che unisce l’esperienza artistica, rappresentata dal giovane sulla destra, con il cammino esistenziale . L’arte e la vita s’intrecciano indissolubilmente nella visione artistica di Dubinin: la conclusione è un quadro appeso sullo sfondo che crea un parallelo con la morte.
L’attenzione alla verosomiglianza si può osservare anche in opere dove invece viene proposta la narrazione mitologica come nel quadro Venere allo specchio. Lo splendido nudo femminile, al centro dell’opera, è realizzato all’interno di un gioco di rimandi, fatti tramite la moltiplicazione della stessa immagine e grazie a specchi concentrici. Il mito della bellezza è anche immagine ingannevole, sebbene quantomai seducente.
Dubinin ha costantemente l’aspirazione a superare i limiti accademici e consente agli spettatori quasi di “toccare” la sostanza stessa del soggetto, antico o cristiano che sia, grazie ad una resa pittorica che non si limita alla teatralizzazione. Le soluzioni formali proposte dall’artista infatti non sono mai convenzionali: la prospettiva rovesciata di origine bizantina, il fuoco prospettico non necessatiamente centrato, la molteplicità dei punti di fuga producono nello spettatore un senso di stupore e di sorpresa. Si tratta di soluzioni tecniche e formali non classiche ma di origine orientale, proprio come il nostro artista.
In particolare nella Vocazione di San Matteo è la profonda fuga prospettica che suggerisce la tensione emotiva e il valore simbolico del soggetto: chi muove l’indice, in segno di chiamata, verso San Matteo non è Gesù ma la morte, mentre l’autoritratto del pittore, posto in secondo piano sulla destra, ci dà la flagranza del momento presente all’interno della rappresentazione storica ed evangelica. Il senso trascendentale dell’opera è chiaro: la chiamata di Dio è un fatto attuale perché continuamente si ripete nella storia come oggi.
Un altro autoritratto lo possiamo incontrare nel quadro La creazione che vede ritratto l’artista stesso nell’atto creativo di dipingere. Anche questa volta , come già nella Venere è il gioco di rimandi ottenuto tramite gli specchi a moltiplicare i punti di vista e a coinvolgere lo spettatore nell’atto creativo. In entrambi i casi l’obiettivo è un’investigazione della realtà interiore del dell’animo umano e lo spazio volutamente ampliato tramite gli specchi è uno spazio interiore. Il tempo invece è un fuori-tempo. E’ la capacità propria dell’artista di collocarsi, nel momento in cui dipinge, in un tempo che non ha né passato né futuro ma si pone come presente assoluto dell’atto creativo.
La concentrazione verso la propria attività è anche il soggetto del quadro Studio di pittori : si tratta di un soggetto molto diffuso in altri periodi storici che Dubinin qui ripropone rappresentanto artisti di varie discipline come la musica in primo piano, e la pittura alle spalle del musicista mentre un gruppo di altri personaggi osserva incuriosito. Quest’ultima opera sembra essere una riflessione sul mondo degli artisti tra passato storico, il musicista è in abbigliamento del ‘600, e il nostro presente di osservatori. E’ un convivio nel quale gli artisti si studiano reciprocamente e a cui noi fruitori è consentito partecipare grazie alla prospettiva ampia che apre il quadro verso chi osserva.
Tornando a tematiche tratte da soggetti morali possiamo osservare quanto quest’ultime siano profondamente consone alla spiritualità dell’artista bielorusso: nella Cattura di Cristo la forte vena drammatica è esaltata dal colorismo acceso, dato a pennellate vigorose mentre nell’ Ultima cena ci è dato osservare solo le mani dei commensali, diposte in cerchio, ed è il titolo a illuminarci sul soggetto rappresentato. La scena è presa dall’alto, non ci sono personaggi, solo una brocca ci aiuta a comprendere la giusta dimensione spaziale. Tutta l’attenzione è concentrata sulle mani che esprimono tutta la drammaticità dell’evento.
Un’ultima osservazione deve essere fatto sui colori di Dubinin: in quasi tutte le opere di cui ho parlato il colore dominante è il rosso proposto in una serie infinita di varianti, fino al bruno- marrone: si tratta di colori accesi e caldi. Come mi disse lo stesso artista nel corso di una nostra conversazione, l’Italia è un paese caldo ed egli, a contatto con questa situazione ambientale, ha accentuato l’elemento passionale nelle sue rappresentazioni.

La mostra si completa anche di disegni e opere grafiche che completano la ricca produzione dell’artista e ci consentono di apprezzare la sua creatività nelle varie tecniche artistiche.

 

Ultimo aggiornamento: lunedì 26 Marzo 2007
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